La Classe - incontriamo Accademia Perduta Romagna Teatri
- Marco Attolico
- 19 mar 2019
- Tempo di lettura: 3 min
“La classe”, in scena il 17/02/19, è la prova di come sia possibile parlare del disagio giovanile contemporaneo, coivolgendo lo spettatore in modo totale. Lo spettacolo è l’incontro-scontro di sei ragazzi ritenuti "difficili" con Albert, il giovane insegnante che viene incaricato di tenere il corso di recupero. Gli impeti educativi di Albert sembrano essere contrastati dal preside, un uomo arreso, sconfitto, che non ha più voglia né riesce a credere che qualcosa di buono possa ancora essere realizzato con chi vive ai margini della società. La situazione è tesa, inquieta: anche Albert ha la sua dose d’inquietudine da trascinarsi dietro, essendo stato anche lui, in passato, un emarginato, un ragazzo difficile. Ma il professore intravede in questi ragazzi uno spiraglio di umanità e cerca di infilarcisi, ben sapendo che dalle ferite più grandi emergono i cuori più sinceri e genuini. La corazza che incatena quei ragazzi alle loro droghe, alle loro violenze, ai propri piccoli grandi crimini, giorno dopo giorno, si sgretola.
Albert trova la via: un concorso, un bando europeo per le scuole superiori che ha per tema “I giovani e gli adolescenti vittime dell’Olocausto”. E l’Olocausto di cui decidono di parlare è un Olocausto completamente attuale, quello che si svolge a pochi passi da casa, quello che spinge i profughi a rifugiarsi nello “Zoo”, il temutissimo campo profughi più grande d'Europa. Piano piano, i ragazzi cominciano a crederci davvero, a vedere che qualcosa di buono può essere fatto, che, accecati dalla rabbia e dal dolore, non avevano mai creduto di poter essere in grado di costruire. Sono come delle galline, conclude il preside, che con quelle ali minuscole, potrebbero percorrere strade lunghissime in un tempo molto breve se solo fossero spinte dalla giusta motivazione. Uno spettacolo calato nell'attualità, con tutte le contraddizioni che la abitano, con l’incertezza che risiede in ogni apparente sicurezza, in ogni luogo comune.
C’è rabbia, ideali, energia, forza e una buona dose di ironia che spinge lo spettatore a riflettere mentre sorride. La salvezza, però, non può arrivare per tutti, perché, a volte, è davvero troppo tardi per riscattarsi. Qualcuno ce la fa, qualcuno apre finalmente gli occhi e comincia a guardare il mondo non più dal margine, ma dall’interno, mutando radicalmente il proprio punto di vista. In conclusione, questo spettacolo mi ha appassionato a tal punto da farmi molto riflettere, fino a farmi sentire accomunato alla condizione di tanti ragazzi della mia stessa età che vivono il disagio sociale in modo drammatico.

LA CLASSE con Claudio Casadio, Andrea Paolotti, Brenno Placido e con Edoardo Frullini, Haroun Fall, Valentina Carli, Cecilia D'Amico, #GiuliaPaoletti Scene Alessandro Chiti Costumi Laura Fantuzzo Musiche Paolo Coletta Light designer Javier Delle Monache regia di GIUSEPPE MARINI Spettacolo co-prodotto da Accademia Perduta Romagna Teatri, Goldenart Production, Società per Attori in collaborazione con Tecnè, SIRP - Società Italiana di Riabilitazione Psicosociale, Phidia Srl e con il sostegno di Amnesty International Italia Una cittadina europea in forte crisi economica. Disagio, criminalitàe conflitti sociali sono l’immagine di un decadimento generalizzato che sembra inarrestabile. A peggiorare la situazione, appena fuori dalla città, c’èlo “Zoo”, uno dei campi profughi piùvasti del continente. Albert, straniero di terza generazione intorno ai 35 anni, laureato in Storia, viene assunto all’Istituto Comprensivo del paese: il suo compito ètenere per quattro settimane un corso di recupero pomeridiano per sei studenti sospesi per motivi disciplinari. Albert, riesce a far breccia nel disagio e conquista la fiducia della maggior parte della classe. Abbandona la didattica suggerita e propone agli studenti di partecipare ad un concorso, che ha per tema “I giovani e gli adolescenti vittime dell’Olocausto”. Gli studenti si lasciano convincere quando questi mostra loro un documento che gira da qualche tempo nello “Zoo”: foto e carte di un rifugiato che prima della fuga dal paese d’origine aveva il compito di catalogare morti e perseguitati dal regime per il quale lavorava. È quello l’Olocausto di cui gli studenti si dovranno occupare.