La ragione del terrore - incontriamo il Teatro Koreja

Quando ho scoperto che avrei svolto l’alternanza in teatro, ammetto di non essere stato troppo entusiasta. Molti dei mie amici si sono trovati in hotel o su navi da crociera con abiti eleganti, mentre io avrei dovuto “soltanto” intervistare registi, autori ed attori, condividendo le mie impressioni. Già dopo la visione del primo spettacolo, però, ho cominciato ad apprezzare molto questo compito. Mi piace questa dimensione artistica, e trovo che il teatro possa dare molte emozioni.
Il protagonista di questo primo studio su questo spettacolo scritto da Michele Santeramo è un uomo, un uomo che ha bisogno di farsi perdonare da sua moglie, personaggio presente sulla scena, ma silenzioso. Quello che ha commesso è un terribile crimine, e per ottenere il perdono è necessario raccontare ciò che è successo ad un pubblico. E così comincia il monologo di questo personaggio senza nome che racconta di un mondo, di un modo di vivere primitivo pur essendo vicino a noi, nel tempo e nello spazio: i fatti sono realmente accaduti, pochi decenni fa, ad Andria. Ma qual è il significato del titolo? Perché il terrore? A questa domanda l’attore mi ha detto di riflettere, piuttosto, sulla ragione del terrore: esiste una ragione al terrore provocato, alla violenza? Forse no. “La cattiveria è come il cuore, dentro le persone”. Il tema profondo e non scontato, la scenografia che colpisce nella sua semplicità, l’assenza di musica che rende tutto più musicale, questi sono i fattori che mi hanno fatto apprezzare moltissimo lo spettacolo.

LA RAGIONE DEL TERRORE di Teatro Koreja testo di Michele Santeramo regia Salvatore Tramacere con Michele Cipriani e Maria Rosaria Ponzetta assistente alla regia Giulia Falzea scene e luci Bruno Soriato sonorizzazione Giorgio Distante realizzazione scene Mario Daniele costumi Simona Lisi tecnici Alessandro Cardinale e Mario Daniele C’è un uomo che ha bisogno di farsi perdonare qualcosa. Lui ha bisogno di farsi perdonare un fatto grave, qualcosa che lei, la donna, proprio non riesce a dimenticare. Per farlo, ha bisogno di raccontare quel che è successo a un pubblico, perché ciascuno tra i presenti comprenda la ragione del terrore. Sembra un destino connaturato all’uomo: si reagisce al male subito con il male, in una spirale che sembra essere senza soluzione. Se hanno distrutto la città in cui vivevi, se hanno ammazzato i tuoi, se ti hanno costretto a lasciare tutto e scappare, come vuoi reagire? Tutto, secondo Vittorini, è profondamente nell’uomo. Il male non esisterebbe se non fosse nell’uomo, nel singolo uomo. E allora, se è così, anche la soluzione al male deve essere nell’uomo. Lo spettacolo prova a ragionare su questi temi, per capire se esiste una ragione al terrore provocato, al dolore, alla violenza. Un racconto sull’apparente inevitabilità di certe conseguenze, perché ci sono storie che nella loro linearità sembrano semplici. E poi non bisogna stupirsi quando deflagrano, perché era prevedibile.